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Vini ribelli, patrimonio rurale al di là del mercato

15 Novembre 2023 | 2 Commenti
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Avete mai sentito parlare di Clinton, Bacò, Isabella (fragola), Noah (uva fragola bianca)? Diffusi soprattutto nei periodi di guerra quando per il loro basso grado alcolico diventavano quasi degli alimenti per la sussistenza, i vini proibiti oggi vivono un nuovo periodo di attenzione perché questi vitigni chiamati ibridi americani produttori diretti molto diffusi  nelle nostre campagne, stanno scomparendo per essere sostituiti da altri vitigni, piu’ corrispondenti a logiche di mercato. 

Michele Borgo, docente universitario, studioso e ricercatore nel campo vitivinicolo e Angelo Costacurta, uno dei massimi esperti della viticoltura in campo internazionale, hanno scritto il libro “Vini proibiti. Clinton, Fragolino, Bacò e gli altri vitigni ribelli” in difesa di un patrimonio rurale in pericolo per gli appetiti della industria alimentare. Vincitore del Premio Iolanda 2023, sezione Letteratura di vino, il libro è stato il protagonista della conferenza in programma a Borgo Vivo per il GSA di san Martino sabato 11 novembre alle 17:00.

A presentarlo Roberto Da Re Giustiniani titolare della Casa editrice Kellerman, che ha curato la pubblicazione del libro per La collana “Grado Bado”, sui vini che hanno incrociato, e talvolta fatto, la storia,  insieme a Franco Zambon.  Franco Zambon è il presidente dell’Associazione Clinto de Marca di Fontigo (TV) che raccoglie diversi produttori di quei “succhi d’uva fermentati” dotati della grande versatilità di ottenere versioni ferme, frizzanti, spumanti, dolci e liquorose. Franco porta avanti la battaglia per il riconoscimento del vino Clinto con passione e caparbietà, raccogliendo testimonianze che ne esaltano la cultura nel nord-est e dedicandosi anche alla cura nel suo giardino di viti centenarie.

I vini resistenti, proibiti, ribelli, spumeggianti, sono quei vini a cui si affezionavano i contadini perché richiedevano poca cura nello stesso tempo davano raccolti abbondanti e di buon gusto, praticamente gratuiti. Inoltre rappresentavano un’ esperienza olfattiva sensoriale ai tempi della vendemmia difficile da dimenticare, tanto da rappresentare un componente insostituibile della vita familiare, come ha sottolineato Franco Zambon nell’intervista che potete visionare qui. 

Franco Zambon
Roberto Da Re Giustiniani

Da Re Giustiniani con la sua Casa editrice indipendente Kellermann, nata nel 1991 a Vittorio Veneto, ha dato forza all’obiettivo di Zambon di preservare la cultura dei territori, utilizzando la narrazione storica, corredata da fonti e spunti dalla letteratura, dalla disamina enologica dei vini, dall’introduzione ai paesaggi, dai sapori, dalle peculiarità dei luoghi protagonisti e dalle illustrazioni.

Per approfondimenti https://www.kellermanneditore.it/it/editore

Del resto “Kellermann” è “l’uomo della cantina” in tedesco, inteso non nel significato di colui che  conserva  cibo e vino,  ma dell’amanuense che scriveva e impreziosiva i libri.  Qui sopra l’intervista a Roberto Da Re Giustiniani.

Per i veneti Clintón e Clinto fanno parte della tradizione, se ne hanno notizie già dal 1820 e da allora non si è mai smesso di coltivarli, anche perché naturalmente resistenti alle malattie. Per legge dal 1931 non si possono chiamare vini, né possono essere commercializzati se non come distillati. Per anni gli IPD sono stati un nutrimento e durante la grande guerra il “vin de guerre” era considerato il miglior compagno del soldato. Il Clinto è anche utilizzato nella preparazione di molte ricette, sia salate che dolci, come ad esempio il formaggio al Clinto e le marmellate d’uva Clinto. 

Tante persone si sono interessate a questi vitigni perché resistenti perché hanno costituito il cibo nei periodi di carenza di raccolti. Il mondo degli IPD è vasto e contempla numerose altre varietà che contengono percentuali simili di vitis vinifera e di altre vitis (principalmente labrusca e riparia). Prendono i nomi di Concord, Niagara, Isabella, Uva fragola, Clintón bianco, Baco e tanti altri. Sono i primi incroci tra “vitis”, nei decenni successivi si incroceranno altre varietà e si lavorerà sempre più per avere maggiore “sangue” di vitis vinifera nel genoma, fino alle attuali varietà resistenti che ne contengono oltre il 90% e che abitualmente chiamiamo PIWI.

Una storia travagliata quella dei vini proibiti, che inizia dopo la metà dell’800 quando  la trilogia parassitaria di importazione del Nord America dell’oidio della fillossera e della peronospora aveva unito l’Italia ancora prima dell’unità politica. Prima della epidemia la vite veniva coltivata con metodi estensivi e tradizionali. Dopo i danni causati dalla malattia, che ha svelato l’incapacità del mondo scientifico  di trovare soluzioni efficaci, si è trovato la soluzione ricorrendo a materiale viticolo proveniente dall’America, il luogo di origine dei malanni. La decisione di impiantare viti provenienti dall’America ha stravolto la viticoltura mondiale.

La degustazione dei vini proibiti ha offerto ulteriori elementi per difendere e preservare un patrimonio rurale in via di estinzione, che rappresenta la nostra storia e la nostra cultura e che tutela la biodiversità dai paradigmi economici che impongono monoculture e monogusti. 

Un appuntamento culturale vinoso, che ha visto un pubblico numeroso di appassionati di vini e di coloro che si sono lasciati affascinare dalle coltivazioni e dai sapori coraggiosi.

Un grazie di cuore a Riccardo Ferioli, organizzatore di questo incontro e appassionato viticoltore. Leggi il suo articolo qui https://arcadei.it/clinton-non-solamente-il-cognome-di-un-presidente/

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Commenti (2)
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Marcello 15 Febbraio 2024 at 6:55

Giornata bellissima

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Lori 15 Febbraio 2024 at 20:38

Grazie Marcello,
abbiamo in programma altre iniziative sui vini…ribelli.
A presto!

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