“Pacciamare” con Stefano Cremonini – Borgo Vivo 2 marzo 2024
Stefano Cremonini, il cuore agricolo del Borgo, per le sue origini contadine, ha sentito fin da quando era bambino un forte legame con la terra che lo ha portato nel corso degli anni a coltivare cereali, legumi e alberi da frutta, approdando infine agli obiettivi più consoni alla sua visione di salvaguardia dell’ambiente. Piantumare un bosco, insieme alla conoscenza e alle esperienze di orticoltura gli hanno permesso di valorizzare in particolare gli aspetti relativi alla pacciamatura e alla coltivazione biologica biodinamica.



Sabato 2 marzo dalle 15 alle 18 al Borgo, Stefano ha tenuto incollate sulle sedie una ventina di persone e con parole semplici ha spiegato come produrre cibo senza acqua, zappa e concimi sconvolgendo un sapere che proviene dai nonni. Nella fase organizzativa dellāincontro aveva parlato di ādue chiacchiere sulle tecniche di orticoltura nel rispetto della terraā, in realtĆ ĆØ stato un approfondimento sul perchĆØ la salute del pianeta dipenda da quello strato di 20 cm del suolo a contatto con lāaria, che rappresenta la āpelleā della terra. E come si possa intervenire con il non fare: non usare prodotti chimici, acqua e zappa.
Oggi lāagricoltura si muove contro natura, avendo perso il rapporto con la terra e con la sua vita. Per vivere in salute e in armonia con l’ ambiente dovremmo garantire la vita del suolo: i primi 20 cm di materia aerobica che sovrasta gli altri 50 cm di materia anaerobica.
Purtroppo dagli anni sessanta il rapporto con la Terra ĆØ cambiato, partendo dall’utilizzo dei prodotti chimici, per nutrire un terreno povero di vita e per estirpare le erbe spontanee, fino a smuovere il suolo con la fresa o con grossi trattori. Il contadino oggi spende 300 mila euro per comprarsi un trattore da 300 cavalli, che consuma 72 litri di gasolio all’ora, quando basterebbe un trattore di 25-30 cavalli per seminare. Il giro d’affari intorno ai trattori ĆØ miliardario. E questi miliardi sono utilizzati per distruggere i 20 cm più importanti del suolo, custodi della vita sulla terra e di conseguenza della nostra salute. In Emilia Romagna siamo arrivati ad una situazione di pre – deserto.
Quei preziosi 20 cm di “pelle” della terra, sono sostanza complessa, frutto dellāelaborazione di materia organica e minerale di ogni tipo da parte degli organismi virus, batteri e funghi che popolano i primi centimetri della crosta terrestre. Lāhumus si forma naturalmente nel suolo vivo grazie al lavoro di una comunitĆ di esseri viventi la cui presenza ed efficacia dipende quantitĆ di eventi che arrivano a turbarne le attivitĆ . I creatori dellāhumus, tra cui le micorrize, che saranno approfondite in un prossimo articolo, sanno da soli cosa fare e si attivano in base alle condizioni che incontrano, con il risultato di migliorare sempre la situazione di partenza. Per questo lo strato va protetto ma deve restare a contatto con lāaria ed essere nutrito con le sostanze giuste, ecco perchĆØ ĆØ importante ricoprirlo di fieno e non di paglia.Ā Il fieno perchĆ© ĆØ un concentrato di biodiversitĆ di piante selvatiche. In ogni metro quadrato di terra fertile di possono contare fino a 40 piante diverse, nei terreni migliori si arriva a 80.



Non occorre acqua perché i batteri sono composti del 90 per cento di acqua in un centimetro quadrato il terreno è abitato da 100.000 microorganismi, che funzionano se non sono al sole.
Ā La presenza di lombrichi non ĆØ significativa della fertilitĆ del suolo, essi lavorano nei terreni poveri di sostanze nutrienti, quindi ricoprire la terra con humus di lombrichi o di letame, appesantisce la digestione dei microorganismi e rallenta la sua conversione.
Gli unici attrezzi per fare l’orto sono la faccia e la forca. Le lavorazioni, anche le più utili, come l’eliminazione delle erbe parassite o infestanti che impediscono lo sviluppo delle piantine, hanno sempre qualche impatto sugli organismi al lavoro nel suolo, perciò interferiscono sulla creazione dellāhumus. Si fanno sempre più strada tecniche che non prevedono lavorazioni puntando su una massiccia presenza di materia organica (da far trasformare in humus) e sullāattenzione ad evitare il compattamento. Le erbacce non sono un problema, ma una risorsa, in quanto raccolgono energia con la fotosintesi e la trasformano in zuccheri che forniscono agli organismi del suolo mediante essudati radicali. Quando crescono troppo da fare ombra agli ortaggi vanno piegate e coperte con il fieno.
Per chi desidera un cibo sano e nutriente lāhumus, che sostiene la vita del pianeta, ĆØ il vero prodotto da coltivare, perchĆ© ĆØ grazie ad esso che tutto il resto accade.
Dopo più di due ore di lezione teorica con domande e risposte ĆØ un grande interesse da parte dei presenti si ĆØ passati alla pratica sul campo… per l’esattezza nella veranda del Borgo!
La giornata piovosa non ha permesso l’esperienza in campo aperto: Stefano non si ĆØ perso d’animo. Ha steso sul pavimento della veranda un sacco di fieno e con la forca ha mostrato come stenderlo sul terreno.
Nel ānon metodoā di Cremonini, che si ispira a quello di Gian Carlo Capello, le erbe spontanee diventano protagoniste attive della buona riuscita dellāorto, permettendo il successo di una pratica che riduce il lavoro del coltivatore ad una serie di azioni semplici e piacevoli. Persino annaffiare diventa āquasiā superfluo e controproducente.
Non lavorare mai la terra: qualunque siano le condizioni di partenza la prima operazione ĆØ quella di coprire il suolo, non di movimentarlo.
Si semina senza rimuovere la pacciamatura: la presenza di una spessa pacciamatura aiuterà anche i semi a germogliare. In questo caso di apriranno solo dei piccoli nidi o delle trincee larghe pochi centimetri per far sì che il sole raggiunga le nuove foglioline, le trincee verranno gradualmente richiuse con il fieno man mano che le piantine crescono.
Si puo’ sfatare il mito “l’orto vuole l’uomo morto” con un nuovo approccio fatto di amore, osservazione, dedizione e cura. Parola di Stefano Cremonini! Contattatelo se vi sentiti solleticati dall’orto del “non fare”!
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