di Mauri Beni
Geometrie perfette, simmetrico e inerte. Asettico e privo di vita organica.
Sicuro e rassicurante, un cubo sovrapposto ad altri cubi ma isolato da essi.
Una scatola di corpi soli, anime vuote auto incarcerate e nominate custodi della chiave che non utilizzeranno per aprire ma per chiudere.
Spranghe di ferro e porte blindate. Paura e diffidenza.
Al suo interno, ogni residuo eventuale di vita viene prontamente neutralizzato da detersivi chimici tossici. Confondendo la parola morte con igiene.
Intanto fuori pulsa la vita, volano le libellule e si compie il ciclo delle stagioni.
E noi siamo lƬ, scandalizzati da una foglia secca sul davanzale.
Osserviamo il mondo da un cubo, guardando dentro un altro cubo,
trasformato nellāaltare della nostra esistenza che adoriamo inermi
attingendo una visione indotta della realtĆ , della quale diventiamo
trasmettitori inconsapevoli, pieni di idee e valori che non ci appartengono, convinti di averli concepiti autonomamente.
Come replicanti ci aggiriamo nei bar, nelle piazze, in famiglia e fra colleghi e amici, propagando un pensiero che non ci appartiene, sterilizzato del nostro genio. Isolando chi non ĆØ conforme a quella visione.
Tutta la meraviglia di coscienza che saremmo potuti essere viene sovrascritta da una serie di dati e informazioni che assimiliamo passivamente ogni giorno.
Dobbiamo spegnere il cubo per uscire dal cubo.
Eā il momento di entrare nel Boscoā¦
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