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Educare alla vita sociale

28 Dicembre 2022 | 0 Commenti
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Nelle linee guida del MIUR per la riaperture delle scuole a settembre, si indica la ripartenza, come ā€œil volano dell’innovazioneā€, senza considerare che le attivitĆ  didattiche in presenza, sono rimaste sospese per un lungo periodo e si rende necessario un piano didattico-pedagogico per il rientro. Non sembra ci sia nulla di nuovo nel documento, solo categorie mentali obsolete, con le quali si pensa di affrontare un periodo complesso, come il post-pandemia. L’innovazione, cui si aspira, fa affidamento principalmente su aspetti organizzativi: risorse economiche, tecnologia, nuove assunzioni, arredi, formazione sulla sicurezza e sulle nuove tecnologie. Strumenti di tutto rispetto, ma incompleti e del tutto privi della lungimiranza e dei valori educativi, che dovrebbero ispirare gli interventi rivolti ad una scuola in grande difficoltĆ .
Per Makiguchi (2000, p.14), ā€œil significato dell’educazione sta nell’indirizzare verso attivitĆ  creatrici di valore, utili, l’esuberante energia vitale dei giovani che si disperde in attivitĆ  pericoloseā€ e ā€œsviluppare il carattere necessario a diventare membri attivi e creativi di una societĆ ā€. Nel fare questo, i soggetti stessi trovano la felicitĆ  (pag.15 op.cit.). Scrive ancora il pedagogista: Ā«Dove si trova, allora, la nostra felicitĆ ? Essa proviene unicamente dalla condivisione di gioie e dolori con gli altri e con la collettivitĆ  intera. ƈ essenziale, dunque, che ogni vera idea di felicitĆ  racchiuda un serio impegno a partecipare alla vita socialeĀ» (ibidem p.10). Si puo’ parlare oggi di una scuola che educa alla felicitĆ  e attenta ai valori e allo sviluppo del carattere, a trarre piacere dalle cose giuste come affermava Aristotele?

Il 22 maggio 2018 il Consiglio europeo, ha adottato la Raccomandazione relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente. Nella versione aggiornata si trova un nuovo punto significativo in cui si afferma che: Ā«nell’economia della conoscenza, la memorizzazione di fatti e procedure ĆØ importante, ma non sufficiente per conseguire progressi e successi. AbilitĆ  quali la capacitĆ  di risoluzione di problemi, il pensiero critico, la capacitĆ  di cooperare, la creativitĆ , il pensiero computazionale, l’autoregolamentazione sono più importanti che mai nella nostra societĆ  in rapida evoluzione. Sono gli strumenti che consentono di sfruttare in tempo reale ciò che si ĆØ appreso, al fine di sviluppare nuove idee, nuove teorie, nuovi prodotti e nuove conoscenzeĀ». Tali obiettivi ambiziosi, non potranno essere raggiunti se la scuola non diverrĆ  il punto di incontro delle realtĆ  che animano il territorio in cui ĆØ collocata, se l’apprendimento non avverrĆ  in una pluralitĆ  di contesti, se non riconoscerĆ  il ruolo centrale degli interessi e della dignitĆ  dello studente, se non si promuoverĆ  una cultura dell’integrazione. Le potenzialitĆ  degli strumenti digitali quali l’accesso libero e universale a risorse e servizi, il miglioramento della qualitĆ  dell’apprendimento e le collaborazioni a distanza, saranno ulteriori fonti di diseguaglianze sociali, un ostacolo al ā€œpieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paeseā€, come recita il tanto richiamato ed inattuato articolo 3 della nostra carta costituzionale. Le carenze delle competenze digitali anche della classe docente, impegnata a coprire il vuoto della sospensione delle lezioni con interventi improvvisati, dettati da una situazione di emergenza, non sono state colmate e non lo saranno nella lunga estate in cui saranno del tutto interrotti i contatti con gli studenti. Non ĆØ sufficiente sapere condurre lezioni frontali online, occorre un piano educativo e-learning. La crisi sanitaria ha svelato le criticitĆ  del sistema scolastico italiano.
Il ritorno a scuola a settembre non vedrĆ  cambiamenti di sorta nelle modalitĆ  di insegnamento nĆØ di apprendimento : la scuola, a parte alcune eccezioni, si nutre di scarse risorse finanziarie ed ĆØ quasi isolata dal contesto sociale in cui si trova, per questo ĆØ impossibilitata a realizzare il salto di qualitĆ  nei processi educativi e formativi, che sarĆ  reso possibile soltanto attraverso un piano educativo condiviso in cui ā€œscuola, famiglia e comunitĆ  assumano ciascuna una specifica responsabilitĆ ā€ (ibidem, Prefazione di D.M.Bethel, p.XVI). Nel quadro di riferimento in allegato alla citata Raccomandazione del Consiglio europeo, si ampliano i riferimenti a Ā«una vita fruttuosa in societĆ  pacifiche … uno stile di vita sostenibile … una gestione della vita attenta alla saluteĀ», e si sottolinea che le competenze si apprendono, oltre che a scuola, Ā«in tutti i contesti, compresi la famiglia, la scuola, il luogo di lavoro, il vicinato e altre comunitĆ Ā». Il Consiglio europeo ha cosƬ riaffermato, le penetranti idee di Machiguchi, che mori’ in carcere per aver difeso strenuamente la sua proposta di una pedagogia creatrice di valore, contrapposta ad un sistema scolastico statale ispirato al nazionalismo militarista del Giappone di fine ottocento inizi novecento.

Nella scuola del nuovo millennio, siamo ancora lontani dall’ interpretare la conoscenza come fatto sociale: l’apprendimento cooperativo richiede un nuovo approccio alla didattica, sia da parte dei docenti, non sempre inclini alla collaborazione, sia da parte degli studenti inquadrati in posizioni rigide che offrono loro un rifugio sicuro nella relazione stretta tra prestazione e voto, e tra programma ministeriale svolto e imparato e l’efficacia dell’azione didattica.

Insegnare non ĆØ riempire la testa degli studenti con nozioni ma ā€œ guidarli nello sforzo per l’automiglioramento, stimolando la loro naturale curiositĆ ā€ (ibidem Prefazione di D.M. Bethel p.XV). I libri di testo che costituiscono un ottimo punto di partenza, trasmettono un sapere parziale, da arricchire con nuove forme di apprendimento da stimolare attraverso Progetti di PCTO strutturati, monitorati e valutati con molta attenzione: dalle attivitĆ  in famiglia e all’interno del gruppo sociale, alle forme di collaborazione e cooperazione nella scoperta del sapere, alle pratiche educative e didattiche svolte nell’ambiente ā€œoutdoorā€, allo sviluppo delle soft skills. L’empatia come ā€œcontinuo scambio tra me stesso e gli altri basato su un reciproco darsi dal cuoreā€ (M.B. Rosenberg, 2003), ā€œl’autoascolto, l’autocontrollo e la consapevolezza di sĆØā€ (V.Giacomin, L.De Biasi, 2011), la solidarietĆ  arricchiscono l’essere umano e lo rendono disponibile ad affrontare ambienti di lavoro complessi.

Nelle ā€œclassi pollaioā€ la libera espressione, lo scambio di opinioni, il dialogo, le capacitĆ  creative, sono sacrificate dalla richiesta di regole di comportamento rigide e dalla trasmissione di contenuti privi di vitalitĆ . In tutto questo, non vi ĆØ formazione di coscienza sociale. ā€œTrasformare i sudditi in cittadini ĆØ miracolo che la scuola puo’ compiereā€ (P.Calamandrei – Discorso a difesa della scuola pubblica – 11 febbraio 1950) ma per fare questo ā€œL’educazione dovrebbe inculcare l’idea che l’umanitĆ  ĆØ una sola famiglia con interessi comuni. Che di conseguenza la collaborazione ĆØ più importante della competizioneā€ (B. Russell – Bertrand Russell dice la sua- Longanesi – 1968).


Cosa puo’ fare il docente alla riapertura della scuola per utilizzare l’ e-learning, come punto di incontro tra il web, ambiente aperto e universale e la centralitĆ  dell’allievo nel suo processo di acquisizione delle competenze? Come puo’ il docente diventare il facilitatore di nuovi ambienti di apprendimento e progettare insieme agli studenti il cambiamento? Come puo’ guadagnarsi il coinvolgimento degli studenti nella ricerca della libertĆ  di manifestare pienamente se stessi? Due sono le sollecitazioni da proporre, non esaustive, la prima, proveniente dalla voce di Don Milani ā€œSpesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola. […] Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter fare scuolaā€ (M. Lancisi – 2016). La seconda esce dalla penna di Gherardo Colombo: ā€œL’educazione ĆØ un percorso che permette alla persona di realizzarsi. Quindi in questo caso Ā«educareĀ» vuol dire Ā«accompagnare la capacitĆ  di esercitare la libertĆ Ā».(G. Colombo, I. Passerini – Imparare la libertĆ  – 2013).

L. C. (CDS , 2019)

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