Dallāinterno dellāabitacolo di una macchina o addirittura di un aereo non percepisci lo spostamento, puoi viaggiare a 1000 allora e ti sembra di essere fermo, puoi addirittura fare la pipƬ. Ecco, non so se stiamo viaggiando a 1000 allāora ma di strada ne abbiamo fatta. Da fuori ci vedono sfrecciare, e noi dallāinterno percepiamo una stasi progettuale. Ma la strada ĆØ stata percorsa, siamo arrivati alla meta del nostro primo viaggio, lā8 dicembre si parlava dellāacquisto del borgo e di un ancora indefinito ente che avrebbe preso forma⦠poi vi ricordate la campagna ultimo passo? Ecco, tutto questo ĆØ avvenuto, lo abbiamo percorso e concretizzato. E nel percorso ci siamo conosciuti, legati, fidati, sostenuti, scontrati, amati, si sono aggiunte anime, senza forzature, senza annunci, per risonanza, perchĆ© hanno sentito qualcosa e hanno solo dato. Qui nessuno ha preso, tutti abbiamo dato quello che potevamo in funzione dei nostri limiti e possibilitĆ , fisiche, materiali, spirituali e psico-cognitive. Quello che abbiamo ricevuto non ĆØ facile da definire, ognuno lo sente nel cuore, ĆØ qualcosa che si avvicina all’infinito.
Stiamo facendo qualcosa di grande, di cui non abbiamo la misura, unico nel suo genere, unendo diversitĆ e piegando la forma dellāequilibrio sociale convenzionale. Ci muoviamo con fiducia, fede e follia, ma con amore ed i piedi per terra. Un passo nello spirito ed uno nella materia, consapevoli della realtĆ che ci circonda ci muoviamo con delicatezza per reggere lāequilibrio del nostro ideale. Ma il grande lavoro che abbiamo fatto non ĆØ stato comprare il borgo, la Fondazione, ecc ecc il vero lavoro ĆØ il nostro gruppo di anime, unite in un corpo solo, cosƬ diverse come il sangue, le ossa, il cervello, il cuore, lo stomaco, un dente e un capello, cosƬ diverse come forma peso e consistenza eppure costituiscono un organismo autonomo e completo. Ecco, questa ĆØ la grande opera che ha preso forma, un patrimonio inestimabile, siamo qui insieme a tenere vivo e acceso questo sogno, ogni attimo ognuno di noi da quello che può e che può concepire, le sirene esterne sono molte e cantano costantemente con la loro voce soave, andiamo e veniamo attratti e trasportati da mille rivoli, ma alla fine siamo qua, torniamo qua, perchĆ© ĆØ la nostra ācasaā la stiamo costruendo noi e ci appartiene, appartiene al nostro corpo collettivo, fatto di famiglie, uomini e donne, ragazzi e bambini. Ć questo corpo collettivo che dobbiamo sentire nel profondo, avere fiducia nella condivisione, liberarci di tutto, condividere tutto per avere tutto, questa ĆØ la sintesi massima di amore e libertĆ a cui possiamo arrivare, ed ĆØ lāopposto delle paure e degli attaccamenti che soggioga la societĆ umana. Solo cosƬ quando doniamo proviamo un senso di libertĆ creativa, donare ĆØ liberarsi, liberarsi della catena del possesso per un atto creativo che scrive il futuro. Ć un dono che facciamo a noi stessi, ai nostri figli e allāunanimitĆ . E un gesto di grande potere ed evoluzione personale, LIBERATORIO e trasformativo.
Credo il punto sia qui, se percepiamo la donazione come una perdita, se la facciamo perchĆ© siamo costretti perchĆ© gli altri la fanno e dopo veniamo giudicati ecc ecc vuol dire che non crediamo o non ci sentiamo pienamente nel collettivo, che siamo ancora ottenebrati dalla proprietĆ privata, dal possesso e dalla sicurezza del denaro e ancora non vediamo lāinfinito potenziale della proprietĆ collettiva, abbiamo paura perchĆ© implica relazione (anche con chi ĆØ diverso, con chi parla troppo, troppo poco o crede/non crede in un Dio diverso dal mio, mangia male o troppo bene, lavora solo, non lavora mai ecc. ecc. ecc.) dobbiamo espandere ad una dimensione più ampia, uscire dallāinteresse particolare ed abbracciare il tutto, nella sua meravigliosa complessitĆ . Con Fede nellāamore che ĆØ in tutti.
Sentirsi parte. Sentire che stiamo creando per noi, per i nostri figli, anche se apparentemente ora non lo possono capire, per un mondo migliore, anche solo fosse un tentativo lo stiamo facendo. Lāaereo si sta muovendo anche se non lo percepiamo.
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Lori 14 Febbraio 2024 at 22:46
Grazie Mauri di questo bellissimo messaggio! Il cammino per riconoscere la forza eversiva del dono per me ĆØ stato tortuoso e impervio. Oggi pensoĀ che “donare” sia possibile soltanto se si tratta di un atto spontaneo libero che crea unaĀ relazione con l’altro o con altri privo di ogni aspettativa di reciprocitĆ . Attraverso il dono accendiamo una relazione non basata sulla logica utilitaristica del “do ut des”, che pervade ogni aspetto delle nostre vite. Si tratta di un gesto rivoluzionario, asimmetrico,Ā doniamo non per avereĀ un riconoscimento, per creare una dipendenza, un vincolo, un obbligo, ma per avvicinarci all’altro,Ā per accoglierlo nella sua interezza, abbandonando il giudizio, per fargli capire quanto sia importante. Il dono non deve essere un atto isolato deve essere ripetuto per coltivare quelle relazioni di prossimitĆ che trasformano i gruppi uniti dagli stessi intenti inĀ comunitĆ Ā felici.Ā Mi riconosco Mauri quando parli di “fiducia”, “con amore e con i piedi per terra”, ma occorre un atto di fede e anche follia, per continuare un percorso che ĆØ “qualcosa di grande” che “sta accadendo” da cui ciĀ sentiamo attratti e respinti nello stesso tempo, ma a cui ritorniamo perchĆØĀ ne comprendiamo il potere trasformativo di “piegareĀ la forma dellāequilibrio sociale convenzionale”. Certo, donare richiede mettersi al servizio, prendersi cura, offrire ascolto, non sempre si ĆØ nelle condizioni per farlo. A volte si preferisce allontanarsi per guardarsi dentro, tirare i remi in barca, riconoscere i propri limiti e rispondere alle proprie domande interiori. Ma poi arriva il richiamo irresistibile dell’energia del gruppo in cui ciascuno, con i propri tempi, sta facendo lo stesso percorso utilizzando le proprie forze e le proprie debolezze, animato dalla volontĆ comune di essere protagonista della propria vita insieme agli altri. Quindi evviva il dono! E’ “un patrimonio inestimabile” di esperienze di vita, di tempo, di relazioni, di risorse. di energie. Di materia e spirito. Il dono ĆØ “mettersi nei panni degli altri” e “lasciare gli attaccamenti”, perchĆØ se doniamo in modo disinteressato e libero, ciò che abbiamo donato ci tornaĀ indietro moltiplicato …e sebbene non ne vediamo gli effetti immediati, ha la capacitĆ di modellare la realtĆ . Come l’aereo il cui movimento ĆØ impercettibile quando stiamo viaggiando e ci troviamo nell’abitacolo, ma in realtĆ sta percorrendo migliaia di km in breve tempo.