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Diritti naturali e usi civici

18 Febbraio 2024 | 0 Commenti
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Seminasogni . Felice

Per noi che siamo nati nella cultura della proprietĆ  privata ĆØ molto difficile capire a cosa ci si riferisce quando si parla di usi civici.

Essi sono una terza forma di proprietĆ , oltre alla proprietĆ  privata e a quella statale.

Sono beni di proprietà comune e nessuno se ne può appropriare, né si possono vendere, (neppure lo stato può farlo), ma si possono solo usare condividendoli di comune accordo con gli abitanti che risiedono nel luogo.

Non si può neanche cambiare la destinazione d’uso che deve essere solo: agro-silvo- pastorale, cioĆØ i terreni si possono solo coltivare oppure raccogliere la legna o far pascolare gli animali a seconda del tipo di terreno. Solo dopo avere soddisfatto i bisogni di terreni da coltivare. di legna, di pascolo e di abitazione dei residenti, si potranno affittare i rimanenti beni e non residenti. 

I ricavi economici non saranno suddivisi tra i residenti ma andranno in una cassa comune e serviranno per eventuali spese come la ristrutturazione degli edifici e altre spese di gestione riguardanti i beni ad uso civico comune. 

Si potrĆ  trasmettere l’uso di questi beni ai figli ma solo se resteranno residenti in loco, sempre con il vincolo che non possono essere venduti

So dell’esistenza di un codice degli usi civici ma non sono ancora riuscito a procurarmelo cosƬ da avere notizie più precise. Finora le poche notizie che avevo a questo riguardo le ho avute da Mario Cecchi (fondatore della ComunitĆ  elfica di Avalon) nel suo libro ā€œRitorna alle originiā€ e in qualche articolo apparso sul C.I.R. (Corrispondenze e informazioni rurali).

Anche sul Seminasogni numero 16 ci sono due articoli su questo argomento.

Uno dei motivi principali per cui se ne sa molto poco ĆØ a causa dello spopolamento della campagna e soprattutto della montagna. in cui erano presenti queste consuetudini

E’ sempre per la stessa causa che a volte se n’è persa la memoria e qualche furbone se ne ĆØ appropriato facendone un uso improprio ĆØ lucrativo.

E’ da circa 20 anni che faccio parte di una Comunanza agraria che gestisce dei terreni di uso civico. Per tutto questo tempo sia io che Letizia, anche lei coinvolta, avevamo la sensazione che le cose non andassero bene in questa gestione.

Ma essendo che noi non eravamo originari del posto e che non ci piace entrare in contrasto, abbiamo sempre lasciato correre anche perchĆ© quando c’era da decidere qualcosa eravamo in minoranza. Ora a causa del fatto che il gruppo dei residenti si ĆØ andato sempre più assottigliando fino al punto che siamo rimasti solo in tre, la situazione ĆØ molto cambiata e stiamo sempre più scoprendo che effettivamente c’erano dei difetti di gestione, che  speriamo di risolvere, cercando di riportare lo spirito di condivisione che dovrebbe regnare in questo ambito (e non solo).

La situazione ĆØ molto intricata e ci coinvolge in questioni burocratiche che non amiamo per niente, ma ci sta servendo anche per approfondire la nostra comprensione di questo argomento, con l’intento di fare il possibile per preservare gli usi civici dagli usi impropri, almeno qui nella zona

Questa antica consuetudine ĆØ troppo bella e importante perchĆ© sia rovinata dall’aviditĆ  di qualcuno.

In un mondo in cui la proprietĆ  privata trionfa ed in cui si ĆØ persa la memoria di come si possa condividere la nostra madre terra, i beni di uso civico oltre a rappresentare un baluardo di libertĆ  dal possesso individuale (in quanto proprietĆ  collettive), possono servire anche come palestra per allenarsi nell’apprendimento della condivisione di cui siamo ampiamente ignoranti. Altro punto di grande importanza ĆØ che questi territori liberi dalla proprietĆ  privata possono servire anche a ricordarci del nostro diritto naturale al libero accesso alla terra e a stimolarci a sognare di una terra (tutta la terra) libera e a disposizione di tutti i suoi figli umani e non, perchĆ© se non siamo neanche capaci di sognare certe cose, difficilmente potremo attuarle. Una cosa che mi stava a cuore era capire come un non residente che non ha abbastanza denaro per comprare un terreno da cui trarre sussistenza possa avere l’uso di una quota di terreno di uso civico senza dover aspettare di essere residente sul posto, per il numero di anni richiesto dallo statuto della Comunanza che lo gestisce.

Una soluzione sembra essere quella di affittare una casa (meglio se ce n’ĆØ una di uso civico disponibile) aspettando di avere i requisiti richiesti in modo da avere l’uso gratuito sia della casa che del terreno.

Molto dipende da coloro che sono giĆ  parte della Comunanza, specialmente dal Presidente dai consiglieri che, se sono favorevoli all’insediamento di nuovi residenti possono accordarsi e impostare un regolamento che ne agevoli il percorso.

Per come la vedo io, questo ĆØ uno degli scopi principali che questi enti dovrebbero perseguire, per agevolare chi vuole ritornare alla terra e non ha le risorse economiche per farlo, soprattutto per chi vuole essere un custode e non uno sfruttatore alla ricerca di un facile profitto.

Uno dei primi passi per chi cerca un posto in cui insediarsi ĆØ Informarsi negli uffici comunali o dell’Unione montana in cui si trova questo tipo di terreni (dovrebbero esserci delle mappe disponibili) e se ci sono anche delle abitazioni.

Naturalmente questo tipo di ricerca richiede una determinazione e una caparbietĆ  notevole per non scoraggiarsi al primo no.

Certamente una comprensione profonda del significato di uso civico ĆØ importante, quindi sarebbe meglio, prima di cominciare una ricerca,  approfondire l’argomento. Il libero accesso alla terra, cioĆØ al diritto naturale di un luogo da cui trarre sostentamento e in cui vivere liberamente, ĆØ uno dei requisiti fondamentali per essere indipendenti e non ricattabili, liberandosi dalla schiavitù del mercato del lavoro.

Buona ricerca e mandateci vostre notizie.Ā 

Felice – Seminasogni – LocalitĆ  Palombara, 7 – 62027 San Severino M. (MC)

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